(l’articolo è stato modificato dopo la pubblicazione)

Twitter Down Page

Nel momento in cui scrivo il post, sono già passate decine di minuti da quando FriendFeed risulta down.

Ho testato anche da alcune connessioni esterne, confermando che i server di FF non rispondono (down confermato da Bret Taylor, problema di elettricità nel data center).

Nel pomeriggio invece si è verificato un down di Gmail durato una ventina di minuti. Non è una novità invece la pagina di “errore” che spesso gli utenti Twitter visualizzano.

Prendo spunto dagli eventi di oggi per una personale riflessione su quanto intensa sia ormai l’intersezione tra reale e viruale nella personalità degli utenti della rete.

Risulta piuttosto ovvio che sistemi di gestione di applicazioni complesse come Gmail o FriendFeed possano subire blocchi improvvisi e prolungati, è l’inevitabile conseguenza della crescente complessità.

Ciò che stupisce invece, è la reazione emotiva che si registra nei vari social network durante i vari blackout e come questa stia diventando sempre più ampia nelle dimensioni.

Dal momento in cui appare chiaro che il sistema di turno è bloccato, inizia un tam tam frenetico tra network e network che nasce per informare e si arricchisce del vissuto, dell’esperienza emotiva con la quale l’utente sta affrontando la notizia (a ciascuno la sua).

Con la crescita esponenziale dei partecipanti alla discussione sul web (anche questo grazie alla diffusione dei social network), i fenomeni prima secondari iniziano ad avere rappresentazioni su popolazioni piuttosto ampie e quindi ad apparire sempre più come elementi di un fenomeno complesso e strutturato.

Nel caso di Gmail (#gfail),  si assiste anche a veri e propri messaggi di terrore per linsorgenza della remota ipotesi che anni ed anni di corrispondenza possano scomparire definitivamente.

FriendFeed 500 Internal Error

Un istante di frammentazione dell’Io, una frammentazione virtuale ma pur sempre subita come un momento di pericolo per l’integrità della propria immagine.

Situazioni come questa, dovrebbero far riflettere sul livello di integrazione che la personalità dell‘utente social ha ormai sviluppato. Non con lo scopo censorio (ultimamente in voga tra alcuni politici) di rimuovere l’ambiente nel quale si attivano le relazioni, ma piuttosto con un dibattito nuovo che inizi a considerare la vita digitale come un asse della personalità che merita attenzione tanto quanto l’insieme degli accadimenti reali che entrano in gioco nell’analisi della condizione psicologica.

Non essere fisicamente nello stesso luogo non è assolutamente un ostacolo alla costruzione di relazioni, questo la rete l’ha dimostrato fin dall’inizio, tuttavia solo da quando il fenomeno social è esploso si inizia a percepire in maniera evidente la ricaduta che ha sulla popolazione.

Spero che in una delle prossime versioni del DSM, troveremo citate le prime patologie sociali legate alla relazione virtuale, piuttosto che le generiche sindromi da internet addiction.

Update: mentre verificavo che Technorati avesse aggiornato il blog, trovo la sorpresa:

Technorati Down Page

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